GRAZIO ALABISO

MONS. GRAZIO ALABISO

     Se ne è andato silenziosamente così come aveva accettato silenziosamente il destino di ritornare nella Casa del Padre, minato da un grave male che lo ha corroso nel fisico ma che non è riuscito a intaccare la sua lucidità mentale e la sua operosità che fino all'ultimo sono rimaste integre e che gli hanno rafforzato la cristiana rassegnazione e la consapevolezza del passaggio estremo. La provvidenzialità manzoniana della sofferenza.

    Una figura di grande rilievo nel panorama umano della nostra città e non solo dal punto di vista religioso; un sicuro punto di riferimento nel marasma di invivibilità in cui ultimamente è caduta la nostra comunità.

    Il ferale annunzio della scomparsa di questa spiccata figura ha generato profonda tristezza e indicibile commozione che ha colpito gli amici estimatori e la cittadinanza. Un caro e affettuoso sacerdote che mi pregio aver conosciuto e di cui mi reputo particolarmente onorato di essere stato amico. Generali sono consensi che lo hanno accompagnato, molti i pensieri di sincero rimpianto nel ricordarlo.

    Notevole e imprescindibile da ogni difficoltà è stato il suo interesse nel salvaguardare la chiesa Madre e il Convitto Pignatelli; quanta passione e quanto impegno personale per tutti i lavori eseguiti nel tempo della suo ufficio di parroco, lavori che hanno riportato queste due fabbriche a sfidare il logorio inesorabile dell’usura del tempo.  

    Mons. Grazio Alabiso, assieme a quelli che lo hanno preceduto nella storia millenaria della nostra città e al di là delle umane incomprensioni, sarà annoverato nell'albo d'oro ideale dei personaggi di Gela che proficuamente hanno contribuito alla crescita e alla elevazione civile e spirituale fornendo anche una chiave di lettura dell'esistenza con i suoi valori e i suoi significati del mistero divino.