ALABISO GINO

IL PROF. GINO ALABISO

     Non ricordo da quando, ma posso affermare che è da una vita che ho avuto il pregio di conoscerlo e di essergli stato amico oltre a conservare un ottimo ricordo della sua persona soprattutto come valente cultore di patrie memorie. Serbo diverse sue lettere che subito sono andato a rileggere, non senza una certa sofferenza, e che mi hanno dato spunto per redigere queste poche righe in sua memoria; oltre alle lettere conservo anche una notevole quantità di volumetti, una trentina circa, che molto spesso mi inviava tramite Franco Pardo, un altro amico recentemente scomparso.

    Fra due anni avrebbe varcato la soglia dei cento anni, ma non ce l’ha fatta!! Così l’amico Gino Alabiso purtroppo ne ha varcato un'altra di soglia, e per dirla alla Manzoni, quella “dov’è silenzio e tenebre la gloria che passò”. Il maestro Alabiso, o meglio professore così come lo si conosceva, è stato uno dei più proficui scrittori di Gela e non solo per il suo mestiere di giornalista de La Sicilia, ma anche per aver prodotto un’infinità di saggi che hanno contribuito al recupero della vera identità di Gela, quella più genuina del dopoguerra, riguardo usi, costumi, tradizioni, personaggi e quant’altro si riferisce alla vita sociale di un’intera popolazione.

    Gino Alabiso nacque a Terranova di Sicilia nel 1920 da un’umile famiglia con il padre fabbro maniscalco; dopo aver frequentato le elementari continuò con l’Avviamento Professionale per poi iscriversi alla Scuola Magistrale di Piazza Armerina dove, all’età di 20 anni, ottenne il diploma di insegnante elementare. Chiamato alle armi fini in Albania e dopo varie peripezie nel 1943 riuscì fortunosamente a ritornare in patria. Deciso a continuare gli studi universitari, si presentò agli esami di maturità liceale conseguendone il diploma. Ma gli eventi della vita non gli consentirono di conseguire la laurea in Lettere e, pertanto, nel 1950, resosi disponibile un posto di giornalista della provincia di Caltanissetta nel quotidiano La Sicilia diventò suo corrispondente e lo fece fino al 1970, quando per motivi familiari si dovette trasferire a Pisa dove continuò ad insegnare fino al raggiungimento della pensione.

    Nonostante la lontananza dal suo paese di origine, Gino Alabiso probabilmente non soffrì mai di nostalgia del suo luogo natio in quanto se lo portò appresso nel cuore al punto tale che per decenni produsse una notevole quantità di articoli su Gela, scritti ancora con la “olivetti 52”, che in maniera artigianale provvedeva poi a far fotocopiare e trasformare in modeste pubblicazioni, grazie a Rocco Cerro direttore del “Corriere di Gela”, da spedire agli amici di Gela.

    A Pisa collaborò con diversi giornali e fra tutti i prestigiosi “La Nazione” e “Il Telegrafo” con articoli di fatti e avvenimenti, spesso culturali, a carattere nazionale compresi una serie infinita di personaggi coevi e dei secoli passati; i personaggi descritti da Gino Alabiso sono attori, scrittori, poeti, pittori, musicisti, principi, filosofi, imprenditori, attrici e attori di cinema e cabaret di cui spesso si leggono i nomi nelle vie o di cui rimangono dei busti in qualche museo o giardino pubblico; il suo stile, non solo giornalistico, è riuscito sempre a delineare il carattere dei diversi personaggi mettendo in evidenza luci ed ombre  segnalati spesso con un’ironia discreta, unita ad una visione sempre positiva dei protagonisti. Come autore di poesie e di romanzi, ma anche come studioso, scrittore e conferenziere, fece parte del Gruppo Artistico Letterario de “La Soffitta” di Pisa oltre alla “Accademia Nazionale dell’Ussero” e il “Gruppo Villaroel”.

    Alabiso è riuscito così con grande abilità a raccordare due punti diversi del suo pensiero, una matrice culturale e umana tra Gela e Pisa, città quest’ultima dove ha passato il resto della sua vita con la famiglia divenendone anagraficamente suo esemplare e stimato cittadino. Cosa ci lascia l’amico Alabiso? Un vuoto senza dubbio ma che, per fortuna, è riempito da una impressionante produzione di argomenti che vanno dalla storia più antica a quella moderna, dai protagonisti di ogni tempo ai problemi di attualità e sempre scritti con toni critici, riservati in particolare agli uomini politici della nostra epoca.

    Gino Alabiso è appartenuto alla schiera dei divulgatori, dei diffusori della cultura, fuori dei tradizionali schemi accademici, per un cultura di massa, universale, che si è rivolta, e si rivolge, a tutti con la chiarezza della parola e la genuina costruttività dell’osservatore e dell’interprete del “vissuto”. E questa, a mio modo di vedere, è la considerazione più vera e più valida che si possa fare del nostro conterraneo.

    Mi piace chiudere questo breve pensiero su Gino Alabiso riportando la parte finale della presentazione di un suo volumetto dal titolo “Gela, profumo della memoria”: “àI ricordi mostrano un mondo molto diverso da quello che viviamo, un mondo lontano ricco di profumi e ci rivelano l’importanza della vita, le nostre origini, le nostre radici. I ricordi sono la forza della nostra vita.”