QUOTIDIANO
La Sicilia
DISTRETTO GELESE
Dicembre 2025
UNA
STAZIONE BALNEARE A GELA? SAREBBE ORA!!
LA CROCE CURVA DI MONTELUNGO
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UNA STAZIONE BALNEARE A GELA? SAREBBE
ORA!!
Recentemente, durante una ricerca
nell’archivio storico del Comune di Gela, che si
trova presso la sede della Biblioteca comunale
in Via Butera, casualmente lo scrivente si è
imbattuto in un carteggio di cui si reputa
importante la pubblicizzazione del contenuto che
in parte così recita:
“…il
Podestà del Comune di Gela, visto il R.D. Legge
del 15 aprile 1926 n.765, delibera di rivolgere
preghiera a S.E. il Ministro dell’Interno perché
si degni riconoscere a questo Comune il
carattere di stazione di cura, perché ad esso
conferisce importanza essenziale la meravigliosa
spiaggia di cui è dotato…”.
Con tale
deliberazione del 1928 il podestà Antonino
Vacirca chiedeva al Governo di allora per Gela
la dichiarazione di “Stazione
balneare della città di Gela”
ritenuto che la spiaggia è formata di “sabbia
fine e vellutata”
la quale si estende per più di 3 chilometri,
mentre il mare è poco profondo e facilmente
accessibile fino a 50 metri anche da inesperti
al nuoto; la sabbia fine della spiaggia e il
mare di Gela, continuava il Podestà, risultano
infatti salutari e curativi per le persone
affette da malattie della pelle, come scrofola,
e da tubercolosi.
Alla delibera del
Podestà di Gela, inviate al Ministero, erano
allegate altre deliberazioni dei comuni
viciniori, come Butera, Biscari (oggi Acate),
Vittoria, San Michele di Ganzaria, ecc., con le
quali si appoggiava la realizzazione della
stazione di cura gelese.
E’ sicuramente qualche anno dopo il Governo
diede l’autorizzazione, tant’è che nel 1930 si
diede inizio alla costruzione dell’Ospizio
Marino per bambini scrofolosi e rachitici di
ambo i sessi, dai 6 ai 15 anni, per
l’elioterapia e la cura del mare, ma anche
per accogliere quelli tubercolotici.
Oggi non sarebbe un’idea malvagia riproporre la
sabbia e il mare di Gela per realizzare una
stazione climatica di cura di psammoterapia o
sabbiatura per chi soffre di artrosi, tensioni
muscolari, rachitismo, osteoporosi e
decalcificazioni ossee in genere, e di
talassoterapia in quanto è risaputa l’azione
dell’acqua di mare per chi soffre di problemi
legati alle artrosi, l'obesità, infiammazioni
tendinee e muscolari, malattie a carico dei vasi
sanguigni e maggiormente delle vene, vari
problemi a carico dell'apparato genitale,
disturbi della pelle e problemi a carico
dell'apparato respiratorio.
E tutto ciò, a
maggior ragione, quando si potrebbe incrementare
il turismo della città con la realizzazione di
una “Stazione di Cura Balneare”, praticamente
con elementi gratuiti e inesauribili che la
natura ci mette a disposizione.
Ma di tutte queste
potenzialità che si hanno a Gela, qualcuno se
n’è accorto?
LA
CROCE CURVA DI MONTELUNGO
Dopo aver
superato il quartiere Macchitella e salendo per
la strada che porta sulla sommità della
collinetta di Montelungo, si arriva su uno
spiazzo da dove si dipartono delle quasi
impercorribili trazzere in diverse direzioni.
Transitando su quella che fa il giro sul margine
di mezza collinetta verso sud-est, a lato di
un’altra che porta al “Tiro al piattello”, si
riesce ad arrivare alla fine della collina
stessa, lateralmente e davanti al fungo
piezometrico, da dove si può ammirare un
panorama che comprende la campagna della Pianura
di Gela. E non solo, si riesce anche a veder la
cintura di tutta una serie di collinette a nord
dove si distingue il vicino paese di Butera,
oltre ai nuovi quartieri nati a nord della ex
SS.115, oggi Via Venezia. Per non parlare della
vista a mare.
Ritornando, però,
sulla collinetta di Montelungo, quasi al centro
di essa, si osserva una grande croce stilizzata
alta circa 13 metri, simbolo cristiano per
eccellenza definita come “Croce del Giubileo”
(ma anche come “Croce del Terzo Millennio”),
posta su tre voluminosi supporti in calcestruzzo
e delimitati da una piazzetta circolare a cui si
arriva percorrendo una trazzera che parte di
fronte proprio al fungo piezometrico suddetto.
La croce a sezione
trilobata con struttura metallica a travi IPE è
aperta alle estremità e chiusa su due lati da
lastre di rame sagomate secondo due precise
curvature, mentre sul terzo lato (il principale)
è presente una griglia metallica di tondini.
La croce quindi
presenta la barra orizzontale leggermente curva,
infatti fa parte della tipologia di “croce
curva”, mentre quella verticale molto più lunga
presenta una forma che verso la base si va
allargando; sulle sue tre punte e sulla barra
verticale, lungo la sua definizione, sono
installati dei pannelli solari e delle lampade.
Nel
contesto cristiano la “croce curva” rappresenta
spesso la redenzione, il sacrificio di Cristo e
la dinamicità della fede, fondendo movimento e
quiete spirituale. E
la curvatura del braccio orizzontale, che unisce
il mondo terreno con quello divino raffigurato
dal braccio verticale, ha lo scopo di accentuare
la relazione tra i due.
La “Croce curva”,
ideata dallo
Studio Tecnico di
Progettazione
dell’Arch. Roberto
Loggia col patrocinio del
Comitato Pro Croce Montelungo
della Parrocchia San Giovanni Evangelista di
Gela, fu inaugurata anche se in qualche parte
incompleta, nel 2002.
Dopo diversi
sporadici itinerari di “via crucis” effettuati
per alcuni anni dal suddetto Comitato alla Croce
nella zona di Montelungo, tutta la superficie ad
essa pertinente è abbandonata da più di venti
anni, anche se recentemente da parte della
Soprintendenza di Caltanissetta è in atto un
progetto di riqualificazione finanziato dal
PNRR. E ciò per trasformare l'area di Montelungo
entro il 2026 in un nuovo "GreenPark"
polifunzionale, che dovrebbe includere spazi per
eventi, laboratori didattici, aree verdi,
percorsi ciclabili, un centro di promozione dei
prodotti tipici locali e la ristrutturazione
della masseria stessa, un vecchio caseggiato una
volta di proprietà della famiglia di Liborio Di
Bona (acquistato
poi
dal gruppo Eni per
poi passare al demanio), caseggiato
che per tanti anni ha ospitato
un gruppo di pastori con un'attività casearia;
compito del progetto è anche quello di
valorizzare l'identità paesaggistica e
archeologica della zona. Una zona archeologica
che per la sua continuità abitativa di area
agricola-pastorale risale all’Età del Bronzo
(cultura di Cassibile)
prima e del Ferro
(cultura di Pantálica)
dopo; con la produzione, oltre
alle attività legate alla terra,
di ceramiche e reperti vari. Un antico insediamento rurale siculo che fungeva da luogo di vita e lavoro per le comunità indigene di quell'area, come attestato dalle fonti archeologiche; un insediamento che addirittura, come riferisce il frate carmelitano Benedetto Maria Candioto nel libro settimo “De’ Saggi Storici di Sicilia”, continua anche nel periodo medievale con la presenza “dei fondamenti antichissimi della chiesa di Santa Oliva”. |