QUOTIDIANO
La Sicilia
DISTRETTO GELESE
Gennaio 2026
IL CRATERE RITROVATO
Cartolina di oggi
IL LUNGOMARE FEDERICO II
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IL CRATERE RITROVATO
Frutto di un’operazione di sequestro dei
Carabinieri per la Tutela del Patrimonio
Culturale in collaborazione con le magistrature
italiana, elvetica e le polizie di Ginevra e
Basilea, il cratere laconico a figure nere
rientrava a Gela nel 2010 dopo un peregrinare di
diversi decenni tra trafficanti, asta londinese
di Sotheby’s e mercato di Basilea.
In origine il cratere faceva parte di una
collezione privata locale che poi, in un periodo
imprecisato, fu venduto ad un trafficante per
conto di tali Giacomo Medici e Robin Symes
(quest’ultimo curatore della vendita della
Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù);
persone senza scrupoli che tra gli anni ’70 e
’80
erano considerate come punti di riferimento
europeo dei ricettatori di reperti archeologici
clandestini, tant’è che nel 1981, sicuramente
attraverso lo smistamento nel Porto Franco di
Ginevra, si trovò nel mercato svizzero di
Basilea. Il cratere, assieme ad altre centinaia
di reperti, è stato sequestrato nel caveau di
una villa di un commercialista svizzero, tale S.
Bodishops di Basilea, che fungeva da spalla al
commerciante giapponese Noryioshi Horiuchi,
quest’ultimo già entrato in passato nelle
vicende dei traffici internazionali di opere
d’arte e grande collettore di antichità
archeologiche a suo tempo per il museo
giapponese Miho a Shigaraki.
Il cratere laconico, che già compariva
nel catalogo “Christie’s London, fine
antiquities - 8 june 1988”, nel 1989, durante
questo peregrinare, fu studiato da un archeologo
olandese Michael Conrad Stibbe il quale ne
tracciò i seguenti dati che lo
contraddistinguono: provenienza da Gela,
attribuzione dell’opera al cosiddetto “Pittore
della Caccia”, uno degli artisti più eminenti
dello stile a figure nere della ceramica
laconica, e datazione che, per forma e stile del
vaso, stimò nel VI sec. a.C., in particolare tra
il 560 e il 555 a.C.
Opera d’arte greca rarissima, se non
unica, di notevole valore artistico e di grande
pregio, il cratere di Gela possiede una
complessa figurazione ripartita essenzialmente
tra il collo e il corpo, separati sulla spalla
da una prominente decorazione composta da lingue
rosse e nere alternate (due nere ed una rossa)
e, subito sotto, da una fascia di onde
ricorrenti. Un cratere rimasto quasi intatto, da
cui il tempo non è riuscito a sbiadire via del
tutto l’arte che il suo creatore aveva voluto
esprimere. Decorazioni bicromatiche a pennellate
verticali, onde correnti e file di animali che
si snodano sia sulla parte superiore che su
quella inferiore del vaso.
La creatività del pittore lasciò spazio
ad un’arte orientalizzante, giunta nel settimo
secolo fino in Laconia (a Sparta), con una scena
di predazione di un leone che azzanna un
cinghiale e esseri a metà tra donna e aquila,
come le sirene, ma anche sfingi alate e galli.
Eppoi la scena figurata delle danze di comasti,
sul collo del vaso, che seguono con movimenti
frenetici il suono della lira. Nelle anse a
volute predomina la figura della testa di una
Gorgone, figura mostruosa sopravvissuta
nell’immaginario collettivo attraverso il mito
di Medusa.
Il cratere laconico di Gela, esposto
subito dopo il sequestro (con l’operazione
denominata “Andromeda”) dai Carabinieri al
Colosseo e posti su internet assieme ad alcune
centinaia di reperti (rimpatriati da Ginevra il
25 giugno 2010), è stato riconosciuto nelle foto
e dimostrato inequivocabilmente come proveniente
da Gela, da Giuseppe Brugioni e da Nuccio Mulè,
e, in seguito a ciò, consegnato dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali all’assessore
regionale Gaetano Armao che ne ha predisposto la
collocazione definitiva, dal 24 settembre 2010,
al Museo Archeologico di Gela nonostante le
lamentele e l’opposizione dei dirigenti del
museo Salinas di Palermo dove si pensava di
destinarlo definitivamente.
Cartolina di oggi
IL LUNGOMARE FEDERICO II
Il Lungomare Federico II (denominazione
data in tempi recenti, ma in origine conosciuto
come “La
Marina”),
a tutti gli effetti da considerare un quartiere
della città,
si estende lungo una linea che va dal Fiume Gela
fino alla rotonda del quartiere “Macchitella”,
passando per le zone di Bosco Littorio, di
Piazza Trento, della Conchiglia, del Pontile
Sbarcatolo, del Porto Rifugio e sotto le Mura
Greche di Capo Soprano.
Fino al 1954, sull’area del lungomare
prospiciente il centro storico, sorgevano una
serie di magazzini e di industrie che col
passare degli anni sono stati gradualmente
eliminati e sostituiti con lo stabile della
Guardia Costiera, con le case popolari per i
marinai e, più recentemente, con l’impianto di
bar e ristoranti. A parte le trasformazioni
dello stesso lungomare con il progetto
dell’Arch. Anzaldi, in corso di completamento.
Fino ai primi anni del Novecento, nella
zona che oggi è compresa tra il Pontile
sbarcatolo e l’ex Stabilimento balneare “La
Conchiglia”, esistevano quattro sgranellatoi di
cotone, allora importante prodotto dell’economia
della città, che in genere occupavano personale
femminile; si ricordano quelli del Comm.
Giuseppe Iacona (Iacona & C.) con 30
dipendenti, del Dott. V. Amavet (Stabilimento
Vesuvio) con 50 dipendenti e quello, più
recente di fronte al palazzo dell’ex Officina
Elettrica, gestito dal marchese Ing. Marco La
Latta Costerbosa.
L’ultimo vestigio di uno sgranellatoio di
fine Ottocento, costituito da una ciminiera
(unico ed ultimo esempio di archeologia
industriale del centro storico), incredibilmente
fu demolito nei primi di giugno del 1995 su
ordinanza del Comune e con l’indifferenza di
quanti avrebbero dovuto esercitarne la
salvaguardia, in primis la Soprintendenza ai
BB.CC.AA. di Caltanissetta, la quale era già
stata messa in allarme diversi mesi prima dallo
scrivente con lettera raccomandata a cui mai fu
data una risposta. Che vergognoso comportamento
di indolenza e strafottenza nei confronti del
bene culturale da parte di una istituzione
provinciale.
Il lungomare di Gela, nella sua
estensione, è stato realizzato in diversi
periodi; a partire dal dopoguerra esisteva
solamente come strada sterrata ed iniziava dalla
zona sottostante al Convento dei PP. Cappuccini
per finire prima dell’ex Ospizio marino. Nella
seconda metà degli anni Cinquanta, in
concomitanza della costruzione di diverse
palazzine popolari e del completamento del Porto
Rifugio, fu ricavata una strada verso ovest fino
alla zona del Caricatore e verso est fino a
Piazza Trento, allora ancora una superficie con
alberi come parte terminale di Bosco Littorio e
con il fabbricato dell’ex Ospizio Marino.
Verso la metà degli anni Ottanta il
lungomare fu completato con il congiungimento
della zona di “Macchitella”
a quella dello stesso Caricatore. In
particolare, riferendosi al tratto del lungomare
che va dalla Conchiglia al centro di
radioterapia (realizzato sullo stesso posto del
fabbricato dell’Ospizio), furono realizzati due
sottopassaggi, uno per lo stesso Ospizio e
l’altro più a est per quelli che dovevano fruire
della balneazione, anche se quest’ultimo non fu
mai utilizzato ed erroneamente dal Comune
trasformato in canale di scolo di acque bianche.
Il lungomare fino agli anni Settanta
rappresentava il luogo dove la gente, una buona
fetta costituita da forestieri del circondario,
si riversava per la balneazione e per le
passeggiate; poi con l’inquinamento del
petrolchimico e delle navi, che impunemente
lavavano le stive scaricando i residui
petroliferi a mare, la spiaggia, lo stesso mare
(trasformato in una “cloaca”) ed il lungomare
furono totalmente abbandonati a favore di altre
zone come “Macchitella”,
“Montelungo”, “Manfria”
e “Desusino”;
Il lungomare, peraltro aggravato da una scarsa
illuminazione, così subì un processo di
incredibile degrado letteralmente abbandonato
dai gelesi ed in particolare dal Comune di Gela.
Il lungomare, però, verso la fine degli anni
Settanta, sia per le migliorate condizioni
ambientali del mare dopo l’inquinamento del
Petrolchimico, sia anche per la posa di una
serie di frangiflutti posti per limitarne
l’avanzamento e che hanno fatto aumentare la
superficie dell’antistante spiaggia, è diventato
nuovamente di moda, soprattutto per i giovani
che vi si sono riversati creando peraltro un
giro economico di notevole entità; di
conseguenza sul lungomare sono stati impiantati
stabilimenti balneari, diversi club privati,
bar, locali notturni e pizzerie che oggi sono
meta costante di migliaia di persone.
E la zona residenziale (si fa per dire) di
Manfria, in particolare, che fine ha fatto?
Nella quasi più completa desolazione! Peraltro
senza spazi di aggregazione, con strade strette
e una caterva di costruzioni spesso definite
impropriamente come villette!
Una
prima parte del lungomare, quello che va dal
pontile alla bretella Borsellino, nel 2015 è
stato oggetto di una riqualificazione con un
progetto dell’Arch. Rino Anzaldi; i lavori di
riqualificazione della seconda parte del
lungomare, iniziati recentemente, riguardano il
tratto che dalla radice del pontile va a finire
all’impianto di trattamento e sollevamento dei
liquami di fronte l’ex stabilimento balneare “La
Conchiglia”.
La cartolina di
oggi, risalente agli anni ’50, ritrae
dall’incrocio con Via Colombo il Lungomare, la
locale Capitaneria di Porto (oggi Guardia
Costiera) e a seguire le case popolari per i
marinai, queste ultime realizzate negli anni
Cinquanta al posto dei magazzini di deposito
merci e delle fabbriche per la produzione di
tegole. La didascalia sul fronte della cartolina, della prima metà degli anni Cinquanta, riporta la scritta “Gela - Lungomare - Palazzine”, ripetuta sul retro in diverse lingue: “Promenade le long de la mer Villas, Promenade along the sea-Villas, Promenade am Meer Villen”; sempre sul retro si leggono “Ediz. Randazzo - Libreria - Rip. Vietata”, “Vera Fotografia”, “Colorata a mano” e “Fotocelere - Torino”. La cartolina con un francobollo di £. 10, è indirizzata ai “Sig.ri Ufficiali del Centro Psicotecnico P.S. Via Guido Reni n. 24 Roma con il seguente testo: “Molti cordiali saluti Brig.e Migliore, Gela 28.8.56”.
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