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La Sicilia
DISTRETTO GELESE
Maggio 2026
ARGOMENTI
L’OSPEDALE CIVICO DI GELA
LA DISASTRATA FERROVIA DI
GELA
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Cartolina di oggi
L’OSPEDALE CIVICO DI GELA
La cartolina presentata oggi non è viaggiata e
sul retro riporta le seguenti scritte: Gela -
Ospedale Vittorio Emanuele - Ed. V.R. Conca
D’Oro, riproduzione vietata, Tecnograf spa - Via
Thaon di Revel - Palermo.
La nascita di un ospedale in città si fa
risalire al XV secolo e si sa anche che era
retto da una fratellanza che accudiva la chiesa
di Santa Lucia (chiesa, ubicata dietro il Teatro
Comunale, diroccata nella seconda metà degli
anni Cinquanta); tale fratellanza, oltre alla
suddetta chiesa, amministrava pure un ospizio
(denominato "Monte di Pietà"), un asilo per
orfanelli e poveri ed una farmacia annessa allo
stesso ospedale.
Verosimilmente l'ubicazione dell'antico ospedale
corrisponderebbe all'area oggi occupata dalla
porzione posteriore dei locali del Teatro
Comunale.
Il 26 aprile del 1626 l'amministrazione
dell'ospedale passò alla congregazione religiosa
dei "Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio"
(presente probabilmente qui sin dal XVI secolo)
che accudiva la chiesa omonima.
L'Ospedale San Giovanni di Dio di Terranova,
dopo la confisca dei beni religiosi, nel 1870 fu
trasferito nei locali del Convento dei PP.
Cappuccini, di proprietà comunale. Negli stessi
locali oltre l'ospedale
furono ospitati un sifilicomio, un
ricovero per trovatelli (con relativo alloggio
per le balie) e persino una Scuola Agraria.
Successivamente la sua denominazione fu cambiata
in "Ospedale Civile di Terranova” e poi, in data
imprecisata, in “Ospedale Civico Vittorio
Emanuele II; il 20 febbraio del 1893 l'ospedale
civico, su istanza del Regio Commissario
straordinario del Municipio di Terranova di
Sicilia, fu eretto con regio decreto in Corpo
Morale, dopo approvazione del relativo Statuto
Organico, e promulgato definitivamente, con
altro regio decreto, in data 6 luglio 1893.
Intorno al 1910, il minacciato crollo di parti
dell'antico convento dei PP. Cappuccini rese
necessario il trasferimento dell'ospedale che,
in via del tutto temporanea, fu accolto nei
locali del Convento delle Clarisse, annesso alla
chiesa di Santa Maria di Gesù, che però,
alquanto vetusto, fu abbandonato dopo qualche
anno. La nuova sede, scelta intorno al 1916
dagli amministratori, per accogliere l'ospedale
fu quella dei locali secenteschi riattati del
Monastero delle Suore Benedettine di clausura in
via Monastero (oggi Via Senatore Damaggio) dove
risiedette rimanendo per ben 53 anni prima di
essere trasferito definitivamente nel 1969 nella
nuova ed ampia sede di Via Palazzi in contrada
Capo Soprano. La posa della prima pietra del
nuovo Ospedale avvenne il 4 marzo 1956; i
progettisti furono gli
Archh. Lo Cascio e Cillino e l’impresa
costruttrice fu quella del Comm. Alberto Dionisi
di Grottaferrata. Sulla denominazione data
all’Ospedale di Vittorio Emanuele anziché di
Salvatore Aldisio ne scriveremo in altra
occasione.
I locali del convento ed il cortile delle Suore
Benedettine, dopo diversi riattamenti e
ristrutturazioni, da qualche anno sono stati
occupati da una scuola elementare. Purtroppo,
durante tali lavori, sono andate perdute tre
lapidi del vecchio ospedale che diligentemente
lo scrivente ebbe occasione di trascriverle
prima della loro indolente sparizione.
LA DISASTRATA FERROVIA DI GELA
La rete ferroviaria
in Sicilia con i suoi 1400 Km. fino a qualche
lustro fa rappresentava il 9% di quella
nazionale. La costruzione e l’esercizio delle
prime linee ferrate nell’Isola risale al 1861
quando il Regno, facendo propria una proposta di
Garibaldi del 1860, decise con decreto reale del
1863 di varare un piano per realizzare un
sistema ferroviario da dare in concessione a
società private. Le prime linee previste furono
quelle di Messina-Catania-Siracusa e
Palermo-Roccapalumba-Catania. Negli anni
successivi seguirono le linee Siracusa-Licata e
Canicattì-Licata, quest’ultima (come tratto
terminale della linea proveniente da Catania via
Caltanissetta) fu completata in due momenti: il
primo tratto Canicattì-Favarotta fu inaugurato
il 23 maggio del 1880 mentre il secondo
Favarotta-Licata fu inaugurato il 24 febbraio
dell’anno successivo.
Più laboriosa
risultò la realizzazione della linea
Siracusa-Licata in quanto il suo sviluppo in una
prima stesura, quella dell’Ing. G. Arnaldi, non
prevedeva di passare per Noto e per altre
principali città del Ragusano; infatti, il
Ministero dei Lavori Pubblici, per le numerose
lamentele, si vide costretto nel 1864 a dare
l’incarico all’Ing. Enrico Guerra affinché
proponesse un nuovo tragitto che, se pur più
lungo e più costoso, comprendesse pure le città
di Noto, Modica, Ragusa, Comiso e Vittoria prima
escluse.
Il progetto Guerra,
che prevedeva una linea lunga 177 Km. con 16
stazioni, fu approvato nel 1866 con una spesa di
previsione di trenta milioni di lire da ricavare
per 1/3 in azioni e 2/3 in obbligazioni.
Dall’approvazione
del progetto nel 1866 della linea
Siracusa-Licata fino alla sua completa
realizzazione del 1893, passarono ben ventisette
anni. Il primo tratto Siracusa-Noto fu
inaugurato il 5 aprile 1886; il tratto
intermedio Terranova (Gela)-Licata di 37 Km., fu
inaugurato il 28 marzo del 1891. Nella nostra
città e a Licata quel giorno fu grande festa.
Qui, all'entrata di Porta Caltagirone, fu
allestito una specie di arco di trionfo con
fiori, palme e luminarie per accogliere con
tutti gli onori personaggi importanti, quali il
principe Pietro di Scalea, presidente della
Società Ferroviaria Sicula, il Prefetto di
Caltanissetta, il concittadino Giuseppe Di Menza,
presidente della Corte di Appello di Palermo, il
comm. D'Anna, i sindaci di tutto il circondario,
deputati e senatori del collegio e notabili.
A ricordo di
quell'avvenimento furono anche stampati opuscoli
riportanti poesie dedicate al “fumante ordegno”;
una di esse del conterraneo Luigi Vitali
recitava: “Di
vita apportator, fumante ordegno / Ove corri
fulmineo al par dei venti? / Ove dirizzi il vol,
senza ritegno, / Cigolando con macchine
possenti? / Lo veggo: a te ne vien, che ne sei
degno, / Popolo industre: il plauso di tue
genti, / Che qui risuona, d’esultanza è segno: /
Inneggia lieto ai sospirati eventi. / Né viene
ei solo: vivido di luce, / Messaggero di fervidi
desiri, / Lo guida un genio: in mistico tributo,
/ Ei d’amistanza caldi sensi adduce, / E auspici
e voti candidi e sospiri… / E di Licata il
genial saluto!”; il
tempo di percorrenza del “fumante ordegno
…fulmineo al par dei venti” alla fine
dell’Ottocento tra Gela e Licata era in media di
un’ora e un quarto con una velocità di circa 30
Km. orari.
Il ricordo gioioso
di quella festa, però, durò per breve tempo.
Infatti, già dopo pochi anni dall'entrata in
esercizio di tale tronco ferroviario nacquero
lamentele e critiche feroci, di cui diamo un
brevissimo resoconto: “...Gli orari, lo scarso
numero di treni, la limitata potenzialità delle
locomotive, la deficienza di macchine e di
carri, la mancanza di piani scaricatori e di
binari destinati alla manovra dei carri, fanno a
gara per inceppare e danneggiare le sorti del
nostro traffico”. Ed ancora “...Lo stato delle
vetture o meglio carcasse destinate alla nostra
regione è semplicemente indecente: sono esse lo
scarto di vagoni già consumati che si mandarono
quaggiù, per noi barbari, e che specialmente
nella linea Caltanissetta-Terranova sembrano
altrettante latrine”.
Viene spontaneo
chiedersi: cos'è cambiato oggi rispetto ad
allora? Poco, anche se si è costruita una nuova
stazione più grande con diversi binari,
sotto-passaggi ed altre strutture, ma per chi e
per che cosa quando domani forse non passeranno
più treni.
La linea
Siracusa-Licata fu messa in esercizio il 18
giugno del 1893 con l’inaugurazione della tratta
Comiso-Modica.
Nella seconda metà
degli anni Settanta (24 luglio 1977) lo scalo
ferroviario di Gela, ubicato a nord del centro
storico, fu trasferito nella sede attuale a nord
di via Venezia, a ridosso del Villaggio Aldisio,
in C.da Giardinelli.
Dopo ben ottantasei
anni dall’entrata in esercizio della ferrovia
Siracusa-Licata, da Gela è stata attivata, il 29
novembre del 1979, la tratta
Gela-Niscemi-Caltagirone-Catania di 137 Km., il
cui primo tracciato Gela-Caltagirone fu iniziato
nel 1928; Il progetto per la ferrovia
Caltagirone-Niscemi-Terranova risale al 1895 e
fu realizzato dall'Ing. Arch. Cavallari
Salvatore, su uno studio di massima realizzato
nel 1883 dal direttore generale delle Ferrovie
Sicule, il Comm. Ing. Adolfo Billia.
Nel 2009 era stata
prevista l´attivazione della linea veloce ed
elettrificata, sui 183 Km a binario semplice,
della tratta Siracusa-Ragusa-Gela che ancora
oggi si compie in circa tre ore e venti minuti
con una littorina (locomotive diesel D 343 e
D443, oggi sostituite) con una velocità media
spesso inferiore ai 60-70 Km. orari. E per
l’elettrificazione di tale linea? Stiamo ancora
aspettando! Si spera che questi ultimi dati
sulla percorrenza vengano quanto prima ridotti.
Ogni ulteriore
commento su questa nostra disastrata ferrovia è
superfluo. Ne facciamo a meno, anche perché la
tratta Gela-Catania da decenni è interrotta,
tant’è che qualche anno fa i “tombaroli del
ferro” stavano iniziando a trafugarne i binari.
E comunque se ancora esiste l’attuale tratta
ferroviaria di Gela forse trattasi di un
“miracolo” o forse una dimenticanza, nonostante
i tagli dei cosiddetti rami secchi a cui
Trenitalia ha sottoposto la linea ferrata
siciliana.
E’ bene, però,
riflettere un po’ su come si e arrivati a
rendere improduttiva questa linea ferrata, che
nei decenni passati ha costituito un'importante
linea di comunicazione tra decine di comuni di
ben cinque province. Quando a partire dagli anni
Sessanta, in coincidenza con la nascita del
petrolchimico gelese, venivano realizzate
importanti infrastrutture e mentre la tecnologia
portava continue innovazioni nel campo degli
autoveicoli, sulla linea in oggetto, le FF.SS.
cosa fecero? Niente! Lasciarono la littorina,
con un binario unico e con i tempi di
percorrenza simili a quelli esistenti nelle
ferrovie di primo Ottocento; addirittura chi più
chi meno, nei decenni passati si è trovato nella
necessità di percorrere la linea Catania-Gela
via Siracusa, impiegando come minimo ben sei ore
di viaggio!
Prima che la linea
Gela-Catania si fosse interrotta, la tratta si
percorreva in quasi tre ore, anche se tali ore
potevano essere dimezzate, eliminando (sic et
simpliciter) alcune fermate intermedie inutili;
non abbiamo mai saputo quali siano stati i
motivi che rendevano impossibile questa
operazione, ma siamo sicuri che molta gente
sarebbe stata invogliata ad usare di più il
treno per viaggiare.
In conclusione, ci
sembra di capire che nella nuova gestione
aziendale delle FF.SS. prevalga ancora una volta
la logica di far pagare pesantemente al Sud, e
solo al Sud, il fio degli errori di una classe
politica fellona, in continuazione di una
famigerata tradizione “piemontese”, che dura dai
tempi dell’Unità d’Italia.
Intanto nei primi
giorni del mese di dicembre del 2024 la stazione
ferroviaria di Gela è tornata ad essere
operativa dopo oltre nove mesi di fermo per la
ristrutturazione di traversine e binari.
Inoltre, le littorine sono state sostituite con
i più moderni treni ibridi Minuetto e Blues.
Diversa invece è la situazione della stazione di
Gela e relativi spazi che ancora si trovano in
uno stato di abbandono.
Nel 2022, grazie ad
un finanziamento di circa 150 milioni di euro
dei fondi PNRR, è iniziata la progettazione del
ripristino della linea ferrata Gela-Caltagirone
(inaugurata il 29 novembre 1979 e interrottasi
nel 2011 dopo il cedimento strutturale del ponte
in C.da “Discesa del Angeli” verso Niscemi) da
realizzare in due lotti per un costo di circa
150milioni di euro; il secondo lotto, di circa
25 Km., riguarda la linea ferrata Niscemi-Gela.
Il ripristino della
tratta Gela-Catania via Caltagirone, a modo di
vedere dello scrivente, non ha più motivo di
esistere almeno per Gela date le numerose corse
degli autobus di linea esistenti oggi e i cui
fruitori spesso le utilizzano maggiormente per
andare all’aeroporto di Catania.
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