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La Sicilia
DISTRETTO GELESE

Marzo 2026


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Cartolina di oggi

VEDUTA DALLA CIRCONVALLAZIONE SUD

 NAVE GRECA AFFONDATA 25 SECOLI FA NEL MARE DI GELA

E OGGI MUSEALIZZATA
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Cartolina di oggi

VEDUTA DALLA CIRCONVALLAZIONE SUD

    La cartolina degli anni ’30 (in originale color verdino prima della sua colorizzazione effettuata dallo scrivente) ritrae due stabilimenti balneari il Lido Gela (a sinistra) e il Lido Elios, ambedue ancora in fase di montaggio, e una serie di casotti sulla spiaggia; tra le due strutture si osserva un bastimento disarmato. Compare anche la parte terminale dell’ex Discesa dell’Officina Elettrica (oggi Via Pietro Vasile) con in fondo a sinistra lo stabile della centrale elettrica (la cui erogazione per la pubblica illuminazione iniziò nel 1908), adibita oggi a deposito comunale, e a destra dopo la “Cementizia Di Dio” vi è l’edificio di una scuola elementare, trasformato tempo dopo in sgranellatoio di cotone dal marchese Marco La Latta Costerbosa.  Il giardino e la casa realizzati nel 1926, che si trovano ritratti sotto la ringhiera in legno, dove si affacciano i quattro ragazzi, è quello del compianto Dott. Ciuzzo Scicolone, La didascalia della cartolina “…via di circonvallazione” si riferisce alla denominazione antica dell’attuale Viale Mediterraneo.

    Sul retro della cartolina datata “Gela, lì 27 -12- 1934, (XIII)”, affrancata con due francobolli di 20 e 10 centesimi raffiguranti rispettivamente “CAIVS IVLIVS CAESAR” e “AVGVSTVS IMPERATOR”, si legge un numero e la scritta, cancellati con una linea di penna, ”Fot. A. Santospagnuolo - Scicli. Riproduzione vietata”; ed ancora oltre al destinatario “Sig.ra Maria Merendino ved. Sampieri, in Corso Trieste 90, Roma” si legge: “Carissima sorella, grazie del tuo pensiero affettuoso. Ricambio, anche a nome di Lina, i più fervidi auguri di salute e provvidenza, a te ed ai tuoi figliuoli, che vorrai baciarci. Se non scrivo spesso, compatiscimi perché mi manca il tempo. Tanti cari baci da parte nostra Gaetano (e sotto ancora) Lina”.

NAVE GRECA AFFONDATA 25 SECOLI FA NEL MARE DI GELA

E OGGI MUSEALIZZATA

 

 

       Verso la fine del VI secolo a.C., una nave commerciale greca carica di mercanzie, proveniente da Siracusa, era in procinto di arrivare sulla costa di Gela, passaggio obbligato per tutto il commercio navale del Mar Mediterraneo, quando un fortunale la colse a poca distanza dal suo Emporio. Possiamo immaginarla l’imbarcazione, sballottata tra i flutti minacciosi e la corrente impetuosa del mare, trovarsi in grave difficoltà. L’equipaggio ammaina la vela per diminuire la resistenza al vento ma nonostante ciò la nave, già ingovernabile, comincia ad imbarcare acqua. Viene gettato in mare il carico più pesante per alleggerire l’imbarcazione e mentre si procede in modo concitato a questa operazione, l’ultima per salvare la vita dei marinai, ad un tratto uno schianto fa reclinare la barca su un lato: la zavorra ha prodotto un grosso squarcio nella fiancata. La nave affonda velocemente e sparisce tra i flutti spumeggianti.

      Fin qui il racconto verosimile. Nel 1988, dopo ben 25 secoli, i resti della nave furono evidenziati casualmente da due subacquei Gino Morteo e Gianni Occhipinti, che ne denunziarono la scoperta alla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento, da cui allora dipendevano le province di Caltanissetta ed Enna.

       Constatata la notevole importanza del ritrovamento la Soprintendenza affidò i primi rilievi alla “Cooperativa Aquarius”, una ditta torinese specializzata in lavori di scavo subacqueo, che dal 1989 al 1992 con le prime cinque campagne di scavo, che poi nel 2008 arrivarono a 15 in totale, scoprì uno dei relitti più antichi fino ad oggi ritrovati nei fondali del Mar Mediterraneo assieme ad una considerevole quantità di reperti archeologici. Inoltre, nella zona centrale del relitto furono ritrovate una stuoia in fibre vegetali e numerose anfore provenienti da varie zone del Mediterraneo e dell’Egeo, anfore vinarie, rivestite internamente di resina, e olearie. Per il trasporto di prodotti alimentari furono utilizzati anche canestri in fibre vegetali chiusi con bordo di legno cucito a sacco e ricoperti di pece all'interno.

       Oltre al rinvenimento di carcasse di animali trasportati come viveri, tra i materiali recuperati vi erano anche pentole, brocche, lucerne, ciotole e piatti; il tutto come suppellettili di cambusa per l'uso quotidiano dell'equipaggio oltre ad ami e attrezzature di bordo, tra cui uno scandaglio in piombo utilizzato per individuare la profondità dei fondali. Tra la merce pregiata vi erano vasi a vernice nera e a figure rosse. Di notevole interesse fu il ritrovamento di cinque piccoli vasi, degli askoi che servivano per contenere piccole quantità di liquidi, in particolare olio o unguenti profumati, provenienti dalla zona di Atene, due a vernice nera e tre rari esemplari a figure rosse, con coppia di figure sulla fascia superiore del vaso. Sul primo di questi ultimi sono raffigurati due giovani banchettanti e un'iscrizione in greco che indica il nome di chi lo fabbricò: Kalo epoisen (lo fece Kalo); sul secondo due figure mitiche di sileni in libagione.

       L’analisi dei materiali rinvenuti permise di identificare nel bacino dell'Egeo il luogo di provenienza della nave. Essa dovette toccare i porti dei litorali prossimi alla città di Atene (data la presenza di materiale a vernice nera e figurato che fu recuperato), e successivamente alcuni porti della costa siciliana, come attesterebbero i campioni analizzati di pietre pertinenti alla zavorra della stessa nave. Poi la netta prevalenza di contenitori da trasporto di provenienza chiota indica chiaramente la natura prevalente del carico, attestando l’esistenza di una rotta per la commercializzazione del vino pregiato che toccava varie isole dell’Egeo, il porto del Pireo (come testimonia la ceramica attica), Corinto e infine la Sicilia. L’assenza dello strato impermeabilizzante all’interno di parte delle anfore fa presumere che accanto al vino fosse trasportata anche una certa quantità di olio.

       L’imbarcazione, i cui resti erano e sono in ottimo stato di conservazione, in origine misurava 17x7 metri; era una nave da trasporto a propulsione mista (remi e vela), costruita con la tecnica a guscio (ovvero col fasciame inserito sulla chiglia e con l’ossatura di rinforzo inserita nello scafo), e con le tavole del fasciame oltre che incastrate col sistema del tenone-mortasa, rafforzate da cuciture vegetali, esempio questo unico al mondo fino ad oggi scoperto che sotto certi aspetti fa paragonare la nave di Gela a quella del mitico Ulisse protagonista dell’Odissea di Omero.

    La nave comunque costituisce uno dei più significativi ritrovamenti subacquei del patrimonio archeologico del Mediterraneo antico, e ha permesso di conoscere non solo le caratteristiche dell’imbarcazione, ma anche la storia della navigazione, nonché le tecniche di costruzione navale utilizzate dalle antiche maestranze greche.

    Il recupero del relitto della nave fu frutto della collaborazione tra la Soprintendenza BB.CC.AA. di Caltanissetta, l'Eni con le sue aziende "Raffineria di Gela" e "Saipem", la Guardia Costiera e l'impresa "Eureco s.r.l." di Giuseppe Cosentino che allora in modo completamente gratuito mise a disposizione professionalità e mezzi adeguati per quel tipo di intervento di recupero; in particolare fu utilizzato un moto/pontone polivalente, il "Vincenzo Cosentino", dotato di una gru da 200 tonnellate. Gratuitamente, a quella operazione di recupero, partecipò anche la “Eurotec Gela” di Angelo Tuccio con la realizzazione di un sistema per l’imbracatura del relitto.

 

LA NOTIZIA DEL RITROVAMENTO DEL RELITTO DELLA NAVE

 

    La notizia del ritrovamento del relitto della nave greca, nel lontano 1988, fu data anonimamente allo scrivente il quale, fatti i dovuti accertamenti, si rese conto della veridicità e vista l’importanza della scoperta ebbe un contatto col giornalista Antonio Asaro de “La Sicilia” per far divulgare la notizia. Il comunicato stampa, redatto dallo scrivente e concordato con una responsabile della Sovrintendenza di Agrigento a cui fu affidata la gestione del recupero del relitto, avvenne nei locali del Museo il 24 di aprile 1989. Così la notizia del ritrovamento del relitto comparve il giorno dopo in un articolo in prima pagina su “La Sicilia” a firma di Antonio Asaro e di cui si riporta uno stralcio: “…Il recupero di questo relitto - ha detto il cultore di storia patria Nuccio Mulè che ha seguito da vicino la scoperta - miracolosamente conservato nel tormentato fondale gelese, può costituire una priorità assoluta non solo per l’archeologia gelese. E' una scoperta che, se verrà confermata nella sua eccezionalità, servirà anche alla valorizzazione turistica...”.

    Anche il compianto Prof. Sabatino Moscati (archeologo di fama internazionale, presidente della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei e tra l’altro Direttore dell’Enciclopedia Archeologica dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani), contattato dallo scrivente, diede un suo contributo alla divulgazione del ritrovamento con un articolo sul settimanale “L’Espresso” del 12 novembre 1989.

 

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