QUOTIDIANO
La Sicilia
DISTRETTO GELESE
Settembre 2026
ARGOMENTI
Lapidi e benefattori
Cartolina di oggi
Piccione viaggiatore
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I BENEFATTORI DI UNA VOLTA DELL’OSPEDALE DI GELA
I
benefattori munifici di una volta dell’ospedale di
Gela, così come negli ospedali di tutt’Italia e
prima della statalizzazione del sistema
sanitario, sono stati delle figure importanti
per lo sviluppo della sanità pubblica; questo
fenomeno di filantropia borghese e
aristocratica, evidenziato tramite generosi
lasciti testamentari e donazioni in vita, ha
permesso ai nosocomi di una volta di funzionare
meglio in particolare con l'acquisto di
strutture di ricovero e assistenza, macchinari
moderni e il potenziamento della ricerca
scientifica.
In genere in
relazione a tali lasciti e donazioni era cura
della Direzione dell’Ospedale ricordarne i
benefattori con la realizzazione di lapidi o
addirittura di quadri che raffiguravano lo
stesso benefattore così come si può riscontrare
attualmente nella sala d’aspetto al primo piano
del nuovo padiglione direzionale dell’Ospedale
civico a Capo Soprano in cui sono ritratti
Iacona Carmela, Francesco Caci e Luigi Rosso
Labiso sempre nella qualità di benefattori.
Nell’ospedale di
Gela, che aveva sede nel convento delle Suore
Benedettine di Clausura fino al 1969 prima di
essere trasferito nella sede di Capo Soprano,
esistevano tre lapidi dedicate a dei benefattori
terranovesi; che si sappia tali lapidi sono
state irrimediabilmente eliminate durante la
ristrutturazione dei locali e fortunatamente,
prima che ciò avvenisse e per una semplice
casualità, trascritte dallo scrivente e di cui
si riporta il testo.
La prima lapide era
dedicata a tale Francesco Caci (lo stesso di cui
compare un ritratto nell’ospedale di Capo
Soprano) che così recitava: PERCHE’ I
POSTERI AMMIRINO E I DOVIZIOSI
IMPARINO PERENNEMENTE
QUI SI RICORDA FRANCESCO CACI
FU MELCHIORRE BENEFATTORE
MUNIFICO DI QUESTO OSPEDALE MANCATO AI
VIVI IL XXX NOVEMBRE MCMXVI
E a proposito di
questo benefattore Francesco Caci
si vuole riportare un
brano tratto da una
relazione manoscritta sull’Ospedale per il
quinquennio 1915-19, reperito durante una
ricerca dello scrivente presso l’Archivio
Storico del Comune di Gela, che così recita:
“...Ultima recente risorsa è
il lascito del benemerito cittadino Sig.
Francesco Caci che, liberato di ogni passività
dovuta a tasse e formalità necessarie,
quest’anno comincierà a dare un introito netto
di £ 2.575.00 che rappresentano un capitale di
circa £ 60.000. La Commissione a questo
proposito, memore e grata, ha deliberato una
lapide ricordo dell’atto munifico, ricordo che
fu inaugurato il 3 Marzo 1918 nel recinto
dell’Ospedale...”
Nella seconda lapide, più articolata rispetto
alla prima, si faceva riferimento all’Intendente
di Finanza Cav. Uff. Salvatore Tomasini,
massima autorità
periferica del
Ministero delle Finanze (corrispettivo
economico del Prefetto) nella provincia di
Caltanissetta e fulcro del decentramento e del
coordinamento fiscale a livello locale per quasi
tutto il secolo, fino alle riforme degli anni
novanta. La seconda lapide recitava: A RICORDARE
DEGNAMENTE LA VENERATA MEMORIA DEL CAV. UFF.
SALVATORE TOMASINI GIA’
INTENDENTE DI FINANZA NATO IN GELA
IL 17 FEBBRAIO 1857 E MORTO IN
PALERMO IL 14 DICEMBRE 1936
L’AMMINISTRAZIONE DEL CIVICO OSPEDALE POSE QUESTA
LAPIDE PER ADDITARE
ALLA PUBBLICA AMMIRAZIONE ALLA PROFONDA
GRATITUDINE DEI BENEFICATI E PER SERVIRE
DI ESEMPIO AI CITTADINI FACOLTOSI L’ATTO DI
SUBLIME CARITA’ DA LUI COMPIUTO CHE CON CUORE
DI BENEFATTORE ILLUMINATO LASCIO’ IL SUO
VISTOSO PATRIMONIO A BENEFICIO DI QUESTO
ISTITUTO DI CARITA’ ALLO SCOPO DI CURARE E
SOCCORRERE CRISTIANAMENTE LA MISERIA DOLORANTE E
RIDARE ALLA SOCIETA’ CITTADINI SANI ALLA SACRA
MEMORIA DI LUI GLORIA E
BENEDIZIONE GELA 26 LUGLIO
1940
Infine, nella terza
lapide si ricordava il Dott. Filippo Solito, un
nome conosciuto allora da quasi tutta la
cittadinanza come il “Medico dei Poveri”;
inoltre, tra l’altro il suo nome era legato al
funzionamento dell’ex Ospizio Marino
“…l'opera più vicina e più
cara al Suo grande cuore”. La lapide così
recitava: NEL QUARTO
ANNIVERSARIO DELLA MORTE RIECHEGGIA DAL
CUORE DI TUTTI I GELESI IL NOME
VENERATO DEL DOTT. FILIPPO
SOLITO GLI UMILI CHE L’EBBERO
SEMPRE ACCANTO COL SUO GRAN CUORE VIGILE ATTENTO
INSTANCABILE NEL LENIRE SOFFERENZE E MISERIE ATTENDONO
SEMPRE CHE SI COLMI IL GRAN VUOTO
LASCIATO DALLA SUA SCOMPARSA E SPERANO CHE QUESTO PIO
ISTITUTO PER TANTI ANNI
CENTRO DELLA SUA APPASSIONATA ATTIVITA’ RITORNI ALLE
SUE ALTE TRADIZIONI MUNIFICHE E
UMANITARIE VII MARZO
MCMXLV Un’ultima e doverosa considerazione: nonostante che i testi delle suddette lapidi da diversi decenni siano stati messi diverse volte dallo scrivente a disposizione (tramite lettere aperte, email e pec) dei direttori sanitari dell’Ospedale per una loro ricostituzione, nessuno di essi ha mai risposto come …da consuetudine.
La
cartolina, risalente agli anni Dieci, appartiene
alla serie “Piccione e Telegrafo” e fa parte di
un gruppo di circa mezza dozzina di esemplari
caratterizzati da un'illustrazione di base quasi
identica su uno sfondo sfumato di colore
marrone. Ognuna di queste cartoline presenta una
vedutina che ritrae, di volta in volta, luoghi
diversi di Gela in un periodo antecedente al
1908. L’illustrazione principale raffigura un
piccione viaggiatore in volo che reca nel becco
una vedutina e un cartiglio con la scritta “Un
Saluto da Terranova”, agganciato al filo di un
palo telegrafico. È probabile che tale
illustrazione si riferisca ai due metodi
principali in uso all'epoca per far viaggiare le
comunicazioni: la cartolina e il telegrafo. La
vedutina di questo specifico esemplare ritrae un
tratto della Traversa Nazionale Marina (oggi via
C. Colombo) e il quartiere Toselli, che si
staglia sullo sfondo del mare. Questo quartiere,
noto nel vernacolo locale come “Chianu de’
surfareddra” (ossia “Piano dei solfarelli”,
poiché prima di essere edificato veniva
probabilmente utilizzato per i fuochi
d’artificio), fu intitolato dall’Amministrazione
comunale dell’epoca a Pietro Toselli, maggiore
del Regio Esercito Italiano caduto durante il
conflitto italo-etiopico nella difesa di una
postazione sull'altipiano dell'Amba Alagi. Le
dimensioni della cartolina sono di 14 x 9 cm.
Sul retro si legge: “Affettuosi saluti con
Elisa, un bacio ai bambini. Tommaso”; la
cartolina è indirizzata a: “Egregio Sig.r Cav.e
Gaetano Iacono, Vittoria”. Il francobollo da 5
centesimi raffigura Vittorio Emanuele III.
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