PALAZZO CONVITTO PIGNATELLI

Vi
sono a Gela numerosi edifici di aspetto dignitoso realizzati nel secolo scorso.
Tra questi il palazzo Pignatelli, più noto come il Convitto che da molti
è ricordato come sede del liceo classico “Eschilo”.
Il palazzo ha rappresentato un caposaldo culturale attorno
al quale si sono organizzate varie attività.
La signora Anna Maria Pignatelli, principessa di Roviano,
nel suo testamento rogato il 24 settembre 1842, dichiarava: «
Voglio
che i Padri della Compagnia di
Gesù erigano nella
Comune di
Terranova, in Sicilia, già fondo
della mia casa
paterna Pignatelli
Monteleone, un convitto per la
educazione religiosa
e civile dei
giovanetti ...
dippiù per le spese di
primo stabilimento
lascio ducati
napoletani 5400 che saran pagati
dal mio erede ai
Padri della Compagnia».
Nel caso in cui i Padri Gesuiti si trovassero nella
impossibilità di adempiere al mandato testamentario, la principessa indicava i
Padri Barnabiti della città di Napoli.
Non potendosi provvedere al legato testamentario per
l'avvenuta espulsione sia dei Padri Gesuiti che dei Padri Barnabiti dal Regno,
il Cardinale Riario Sforza, unico erede universale, dopo lunghe trattative con
il sindaco del comune di Terranova, stipulava un atto di transazione presso il
notaio Pingitore di Palermo il 22 novembre 1869, con il quale si assumeva
l'obbligo di consegnare al comune i beni e le somme della disposizione
testamentaria.
Il comune di Terranova si obbligava dalla sua parte a
erigere un convitto per la educazione religiosa e civile dei giovanotti.
Nello stesso atto si stabiliva che il convitto doveva
essere amministrato da una commissione della quale dovevano far parte un membro
nominato dal Cardinale Riario Sforza o dal Vescovo di Piazza Armerina, dopo la
morte del cardinale, riservandosi loro stessi il diritto di vigilare
sull'andamento del convitto e nel caso richiamare l'esecuzione testamentaria.
Il convitto con regio decreto del 20 novembre 1870 venne
eletto «corpo morale».
Con altro regio decreto del 15 ottobre 1871
l'amministrazione del convitto veniva affidata ad una commissione composta da
cinque membri, cui quattro da eleggersi dal Consiglio comunale e l'altro dal
Cardinale, arcivescovo di Napoli.
Diverse e lunghe furono le controversie nate in seno alla
commissione fra il Cardinale Riario Sforza e gli altri componenti eletti dal
comune, in merito alla istituzione di scuole appropriata secondo la volontà
espressa dalla Testatrice; la maggioranza stabilì una sezione dell'istituto
tecnico, viceversa, il cardinale proponeva l'istituzione di sezione della scuola
elementare.
Il Consiglio di Stato, in data 9 aprile 1874 e 11 dicembre
1874, emise pareri favorevoli in ordine alla sezione dell'istituto tecnico, e
successivamente, con Regio Decreto 24 gennaio 1875, riceveva approvazione
sovrana.
Ma il Cardinale Riario Sforza, il quale voleva, invece
della sezione dell'istituto tecnico, l'istituzione di classi per scuole
elementari, senza tener conto delle altre esistenti nel comune, chiese la
risoluzione dell'atto di transazione del 22 novembre 1869, e con sentenza
emanata dalla Corte di Appello di Palermo del 24 agosto 1877, successivamente
riconfermata dalla Corte di Cassazione, ritenne inefficace il Regio Decreto del
24 gennaio 1875, e concesse alla commissione e al sindaco del comune, nel
termine di un anno, di riformare il convitto con l'istituzione di classi di
scuola elementare.
La commissione si dimise e fu sostituita da un'altra
nominata appositamente per dare seguito a quanto espresso nella sentenza.
Le liti si rinnovarono e durarono a lungo anche con il
Vescovo di Piazza Armerina, erede del defunto Cardinale Riario Sforza, e tra
tutti i componenti della commissione con la Corte di Appello di Palermo, il
Consiglio di Stato e il Ministero dell'interno, fino al lontano 30 dicembre
1885.
Non si hanno notizie delle liti che seguirono, ma il
convitto, nel 1897, venne affidato con concessione ai Padri Salesiani, che vi
aprirono un liceo e lo tennero fino al 1903, ano in cui per polemiche con
l'amministrazione dell'Opera Pia, questi si trasferirono nella vicina chiesa di
San Giacomo.
Immediatamente e per due annì, il convitto venne affidato
ai Fratelli della scuola artistica che sempre, per le stesse polemiche,
lasciarono definitivamente il convitto intorno al 1905.
Da quel momento il convitto fu a più riprese sede di scuole
elementari e liceo classico, per finire sino al 1986 a sede di scuola media.
«U cummittu, quante altre cose ci fa ricordare oltre alla
nostra gioventù».
Ricordi di una scuola vissuta spesso come appendice
di una vita spensierata o come routine quotidiana.
Immancabili e lunghe giocate a carte nella vicina
villa comunale durante le caliatine
di scuola, ‘u paninu di 50 lire pieno
di mortadella nella ricreazione, il primo juke-box con il disco di Diana di Paul
Anka vicino al bar Gagliano, la cinchietta per i libri usata come
nanghilarruni, durante le ore di
lezione sugli enormi e pesanti banchi di legno che facevano da cassa armonica le
spulsioni anche di 20 giorni per marachelle ai danni di qualche professore e di
qualche sprovveduto compagno, quel galantuomo do ziu Nunù col suo « ... un
scummattiti u cani chi dormi.»
Ricordi di compagni di scuola, quella morettina di Angela e
l'inavvicinabile bellissima Luisa sempre presenti nei sogni.
Un solo ricordo triste il povero
bon'armuzza di Virgilio in quel
disgraziato pomeriggio quando il suo cuore fu fermato di colpo e per sempre.
Infine, in merito alla sparizione dell’orologio pubblico
posto sulla sommità del Convitto, si presume verosimilmente che dopo la sua
rovinosa caduta, avvenuta verso il 1965, sia stato rottamato.
Un’ultima constatazione: durante una visita ai locali
restaurati del Convitto non nascondiamo di essere rimasti sorpresi nel vedere
come la stanza che ha ospitato per quasi un secolo l’Ufficio di Presidenza del
Liceo sia stata adibita a cesso (sic).
